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PE-n1707-ReMagi-Milano.mm - la narrazione biblica dei Magi, concentrandosi principalmente sul Vangelo di Matteo,
PE-n1708-ReMagi-Milano-mm - il re Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme.
PE-n1709-ReMagi-Milano.mm -mm - ricca simbologia dei doni (oro, incenso e mirra) — che rappresentano rispettivamente la regalità, la divinità e l'umanità mortale di Cristo
PE-n1710-ReMagi-Milano.mm - Benvenute e benvenuti a questa nuova esplorazione. Oggi ci addentriamo in una storia che, insomma, tutti crediamo di conoscere bene, quella dei remagi.
PE-n1711-ReMagi-Milano.mm - Una sezione cruciale chiarisce che i Magi non erano originariamente re, ma probabilmente sacerdoti persiani o studiosi legati allo Zoroastrismo
PE-n1712a-ReMagi-Millano-m.. - Matteo dice che dopo la nascita di Gesù alcuni magi dall'Oriente giunsero a Gerusalemme
PE-n1699-Eustorgio5.mp3 - originale proprio della puntata 5
PE-n1707-ReMagi-Milano.mm - la narrazione biblica dei Magi, concentrandosi principalmente sul Vangelo di Matteo,
Il brano esplora dettagliatamente la narrazione biblica dei Magi, concentrandosi principalmente sul Vangelo di Matteo, l'unica fonte evangelica che riporta la loro visita a Betlemme per adorare Gesù, il "neonato re dei Giudei". L'analisi sottolinea l'estrema concisione di Matteo, che li definisce semplicemente "alcuni magi dell'Oriente" senza specificare nomi o il loro numero, innescando l'inquietudine di Erode. La seconda parte del testo approfondisce l'identità dei Magi, storicamente un'importante casta sacerdotale della Media e della Persia legata alla dottrina di Zoroastro, chiarendo come il loro titolo sia stato successivamente confuso con quello di astrologi e maghi nell'Impero Romano. Infine, il testo esamina l'evoluzione della leggenda nei Vangeli apocrifi e nella tradizione popolare, che ha arricchito la storia con nomi (Gaspare, Baldassarre e Melchiorre), specifici doni (oro, incenso e mirra) e un complesso simbolismo associato ai loro colori e al significato dei doni come omaggio a Cristo in quanto "vero re, vero Dio e vero uomo".
PE-n1708-ReMagi-Milano-mm - il re Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme.
I magi a Milano nella loro tradizione e santustorio. L'oro dei magi. La venuta dei remagi a Betlemme è narrata solo dal primo evangelista Matteo. Nato Gesù in Betlemme di Giudea al tempo di Erode, alcuni magi dell'Oriente giunsero a Gerusalemme chiedendo dov'è il neonato re dei Giudei. Abbiamo veduto la sua stella in Oriente e perciò siamo venuti ad ardorarlo. Udito ciò, il re Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme. Pertanto, radunati tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informò da loro in qual luogo il Messia doveva nascere e risposero: "In Betlemme ed in Giudea." Così infatti è stato scritto al profeta E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei per nulla la minore dei capoluoghi di Giudea. Da te, infatti, uscirà un capo, il quale sarà il pastore del mio popolo Israele. Allora Erode, chiamati il nascosto i magi, volle sapere da essi con precisione il tempo in cui era apparsa la stella. Quindi, inviandoli a Betlemme disse: "Andate e cercate diligentemente il bambino. Quando l'avete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure possa venire adorarlo. Ascoltato il re, quelli partirono ed ecco la stella che avevano veduto in Oriente che gli precedeva, finché venne a fermarsi sul luogo dove era nato il bambino. A rivedere la stella essi si rallegrarono di vivissima gioia e giunti alla casa vide bambino con Maria, sua madre, e prostratisi lo adorarono. Quindi, aperti i loro tesori gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Poi, essendo stati avvertiti in sogno da di non passare da Erode, se ne tornarono al loro paese per un'altra via. Il Vangelo di Matteo, in verità, non si sofferma molto sui tre re liquidati sbrigativamente con quelle parole, alcuni magi, senza dire chi fossero né come si chiamassero. E anche la loro provenienza ignota limitandosi l'evangelista a indicarci un vago oriente. Racconta Erodoto che con il titolo di Magi andavano identificati gli appartimenti appartenenti a una tribù, una delle sei, forse quella comprendente la casta sacerdotale del popolo. della media o Madia, antica regione della Persia. Questi magi ebbero una grandissima influenza religiosa e politica sulla Persia, nella cui terre essi predicavano la dottrina di Zaraustra e la loro fama giunse all'occidente consolidandosi con il mito in Grecia per estendersi poi fino all'impero di Roma. Ma nella Roma imperiale si finì con il confondo con i sacerdoti babilonesi dediti all'astrologia, alla magia che erano invece molto avversati dagli autentici magi. Fu così che con il tempo il termine mago si trovarono accomunati significati ben differenti fra loro, quello di grande sapiente e quello dell'artefice dei prodigi e incantesimi. Ovviamente è alla prima interpretazione etimologica che fanno riferimento ai Vangeli, volendo con ciò dimostrare come al bambino Gesù fosse reso l'omaggio dei più grandi sapienti del tempo. Il Vangelo di Matteo tace anche sul valore simbolico dei famosi doni portati dai magi. I Vangeli apocrifi, al contrario, sono ricchi di notizie, di dettagli ben circostanziati, di informazioni fantasiose che rispondevano ampiamente ai molti interrogativi su immagi, ebben, si prestavano a favoleggiare sulla loro venuta e sulle loro vicende personali. Ciò ha permesso il nascere, sia in Oriente sia in Occidente di molte leggende sui tre re. Pagine pagine sono state scritte sulle figure dei tre sovrani e sulla simbologia dei loro doni. Gli storici e i letterati che si sono occupati dai magi Spesso sono discordi sull'accoppiamento ogni sovrano col proprio dono, così come sull'abbigliamento dei tre re che assumeva per la tradizione popolare un'importanza notevole per via dell'interpretazione simbolica dei colori delle loro vesti, sempre comparate a quella dei loro doni. Gaspare che taluni vogliono indossarsi una veste color già Cinto, un colore che sfuma dal viola al blu che simboleggia lo stato coniugale. Offrò l'oro. Baldassarre che indossava una lunga veste gialla simboliggiante la verginità offrì l'incenso e Melchiorre che offrì la mirra portava un abito screato simbolo della penitenza. Nel bambino che andarono ad adorare Betlemme i magi onorarono simboleggiando dai doni le tre qualità di Cristo che era contemporaneamente vero re, vero Dio e vero uomo. E da quanto si legge nelle pagine del pseudo Beda, fu invece Melchiorre a offrire l'oro dono reputato adatto al bambin Gesù in quanto re. Merchiorre viene presentato come un vecchio dalla barba e dai capelli bianchi sciolti sulle spalle e molto lunghi, vestito con tonici. colore giacinto, sopra la quale portava un mantello arancione e i suoi calzari erano di colore misto, arancione e bianco. Gaspare che offrì l'incenso, un dono destinato a Dio e arancione uomo vestito con una tonica arancione, un mantello color rosso fuoco e i suoi calzari erano color giacinto. Quando a Baldassarre che offrì la mirra don destinato all'uomo mortale. Lo pseudo Beda dice che fosse fuscus, ossia di pelle nera, ma un nubiano, un etiopi, e che vestisse una tunica rossa, un mantello bianco sriziato e calzari arancioni.
PE-n1709-ReMagi-Milano.mm -mm - ricca simbologia dei doni (oro, incenso e mirra) — che rappresentano rispettivamente la regalità, la divinità e l'umanità mortale di Cristo
Questa esplorazione si addentra nella narrazione dei Re Magi, analizzando come un racconto evangelico incredibilmente scarno si sia evoluto in una ricca e complessa saga culturale. Il nucleo della discussione è il Vangelo di Matteo, l'unica fonte biblica che menziona genericamente dei magoi dall'Oriente, senza specificare il loro numero o nome. L'assenza di dettagli nel testo originale ha creato un "vuoto" che è stato riempito nel corso dei secoli dalla devozione popolare, dai Vangeli apocrifi e dalle riflessioni teologiche, che hanno aggiunto i nomi (Melchiorre, Gaspare, Baldassarre), il numero tre e le corone regali. Infine, l'analisi si concentra sulla ricca simbologia dei doni (oro, incenso e mirra) — che rappresentano rispettivamente la regalità, la divinità e l'umanità mortale di Cristo — e sulle successive interpretazioni iconografiche che hanno definito i Magi con età, abiti ed etnie diverse, come nel caso di Baldassarre fuscus (di colore scuro), per affermare un riconoscimento universale della figura di Gesù.
PE-n1710-ReMagi-Milano.mm - Benvenute e benvenuti a questa nuova esplorazione. Oggi ci addentriamo in una storia che, insomma, tutti crediamo di conoscere bene, quella dei remagi.
Salve.
Figure familiari, sì, quasi iconiche, eppure eh piene di mistero. Useremo un brano interessante che ne ripercorre un po' la storia, un po' la leggenda, per capire come poche righe di Vangelo siano diventati una saga, diciamo, ricchissima di dettagli.
Sì, un percorso affascinante perché tocca corde profonde, no, della nostra cultura. La nostra missione oggi andare un po' oltre all'immagine da presepe, scoprire le origini, le trasformazioni, i significati nascosti dietro questi enigmatici viaggiatori.
Vedremo proprio come il racconto del Vangelo, che è incredibilmente scarno, sia stato come un seme da cui poi è germogliata una foresta di tradizioni, interpretazioni, racconti popolari, arte.
Certo.
Il nostro compito sarà un po' distinguere il nucleo, diciamo, originale da quello che è venuto dopo, dalle stratificazioni successive. e chiederci perché proprio loro, queste figure abbiano stimulato così tanto l'immaginazione per secoli. D'accordo? Allora, partiamo proprio da lì, dal nucleo. La fonte primaria, l'unica nel Nuovo Testamento che ne parla, è il Vangelo di Matteo. Ed è beh, è sorprendente quanto sia conciso, decisamente.
Racconta di alcuni magi e notiamo il plurale generico, alcuni sì, non dice quanti.
Esatto. Che arrivano da un non meglio specificato Oriente. Niente nomi, niente numero preciso.
Proprio così. Dice che seguono una stella, arrivano a Gerusalemme e chiedono dove fosse nato il re dei Giudei.
E questo ovviamente allarma non poco il re Erode. Anzi Matteo dice che tutta Gerusalemme si allarmò con lui.
Eh sì. Erode allora si informa, chiede ai sommi sacerdoti, agli scribi e loro gli indicano Betlemme basandosi sulle profezie.
A quel punto c'è quel passaggio un po' inquietante. Erode convoca i magi in segreto.
Sì. si fa dire esattamente quando era apparsa la stella e questo dettaglio mh fa già capire la sua preoccupazione, forse le sue intenzioni. No, certo, voleva capire l'età del bambino e poi li manda a Betlemme con una richiesta piuttosto insidiosa.
Andate, informatevi bene, dice, e quando l'avete trovato fatemelo sapere così vengo anch'io adorarlo. Una scusa chiaramente.
Ovviamente i magi partono e la stella, quella che avevano visto in Oriente, riappare e li guida.
Matteo sottolinea proprio la loro grandissima gioia nel rivederla.
Sì. E li porta fino al luogo dov'era il bambino. Entrano nella casa. Interessante. Matteo parla di una casa, eh, non di una grotta, una stalla, vero? Vedono il bambino con Maria, sua madre, si prostrano e lo adorano.
E poi arriva il momento clu, i doni.
I famosi doni. Aprono i loro scrigni e offrono oro, incenso e mirra.
Ma anche qui Matteo li elenca e basta. Nessuna spiegazione sul perché proprio questi. sul loro significato.
E poi la conclusione: vengono avvertiti in sogno di non tornare da erode e prendono un'altra strada per tornare al loro paese. Fine.
Fine. È quasi incredibile se ci pensi. Da queste poche righe, saranno meno di 150 parole nel greco originale, è nato un fenomeno culturale enorme, dettagliatissimo.
È proprio questo il punto. Questa essenzialità, questa mancanza di dettagli, chi erano, quanti, come si chiamavano, perché quei doni, ha creato uno spazio un vuoto enorme, un vuoto che poi la devozione popolare, la teologia, l'immaginazione hanno sentito il bisogno quasi prepotente di riempire nei secoli.
E quindi la domanda è: se il Vangelo è così vago, da dove arriva tutto il resto? I nomi Melchiorre, Gaspare, Baldassarre, il numero tre? Le corone da re, le età diverse, persino le etnie differenti.
Ecco qui inizia il viaggio nel dietro le quinte. Chi erano questi magi? Il termine stesso magoi in greco. ha una storia, diciamo, complessa.
Sì, la nostra fonte ci ricorda che Erodoto, lo storico greco, li identificava come una tribù dei medi da cui veniva la casta sacerdotale persiana.
Proprio così, legati alla religione di Zoroastro o Zaratustra, erano figure di grande prestigio nell'antica Persia, quindi sapienti, non maghi, nel senso di stregoni.
Esatto. Erano considerati depositari di una sapienza antica, esperti di stelle, di interpretazione dei sogni, forse anche di pratica. religiose particolari. La loro fama arrivò fino in Grecia, a Roma. Erano visti come behosofi sacerdoti, figure autorevoli.
Capisco. Quindi l'intento di Matteo probabilmente era sottolineare che persino i più grandi sapienti del mondo pagano, diciamo i rappresentanti della iù alta conoscenza umana e religiosa fuori da Israele erano venuti a riconoscere la regalità divina di Gesù. Un riconoscimento universale in pratica.
Certo,
però come fa notare il nostro materiale A Roma poi la percezione del termine mago si è un po', come dire inquinata.
In che senso?
Beh, si iniziò a confonderli con altre figure, tipo i sacerdoti e gli astrologi babilonesi, i cosiddetti caldei, che praticavano la divinazione, la magia, cose che i magi zoroastriani originali in realtà tendevano a disapprovare.
Ah, ecco, quindi la parola mago ha preso una doppia valenza. Da un lato il grande sapiente, il filosofo, dall'altro quasi lo stregone, l'indovino.
Senso politico, quindi come Immaginiamo spesso oggi, no? Quello arriverà molto più tardi. Al tempo di Matteo erano figure di altissimo rango intellettuale e spirituale, quasi come dicevi tu prima, dei re della Sapienza.
E questo ci porta dritti ai doni, giusto? Oro, incenso e mirra. Abbiamo detto. Matteo gli elenca e basta. Da dove salta fuori tutta la simbologia che conosciamo?
È bella domanda.
Ancora una volta da quello spazio vuoto lasciato da Matteo. Sono stati soprattutto i Vangeli apocrifi, quei testi antichi sulla vita di Gesù che non sono entrati nella Bibbia ufficiale, giusto?
Proprio quelli circolavano molto, eh, e spesso aggiungevano dettagli pittoreschi, leggendari, a volte anche speculazioni teologiche e poi, certo, le riflessioni dei padri della Chiesa, le tradizioni popolari. Il brano che stiamo usando sottolinea come queste fonti non ufficiali siano ricchissime di dettagli, a volte anche fantasiosi, hanno scritto pagine e pagine su di loro.
Ed è così che sono nate le interpretazioni simboliche dei doni, quella più diffusa che è diventata Diciamo lo standard.
Sì, collega ciascun dono a un aspetto della natura di Cristo. L'oro, metallo prezioso per eccellenza, simbolo di potere, ricchezza, rappresenterebbe la sua regalità, il suo essere re.
Esatto. Poi l'incenso, la resina aromatica che si bruciava nel culto divino fin dall'antichità, sia a Gerusalemme che altrove,
rappresenterebbe la sua divinità, l'omaggio a Dio.
Proprio così. E infine la mirra, un'altra resina preziosa usata per profumi, un ma anche, e questo è significativo, nell'imbalsamazione dei defunti.
Ah, quindi simboleggerebbe la sua umanità, la sua natura mortale, quasi una prefigurazione della passione e morte.
Esattamente. In pratica questi sapienti da lontano avrebbero riconosciuto e onorato in quel bambino il vero re, il vero Dio e il vero uomo.
È un'interpretazione potente, molto suggestiva, molto, ma come fa notare la nostra fonte, la cosa non è sempre stata così, così lineare. Gli storici letterati che si sono occupati dei Magi non sempre concordano, specialmente quando si tratta di dire "Ok, ma chi ha portato cosa?"
Giusto, una volta stabilito che erano tre, numero che probabilmente deriva dai tre doni, no?
Molto probabile. Sì.
La domanda diventava: "Chi porta loro? Chi l'incenso? Chi la mirra e perché?"
Ah, ecco un altro strato di complessità. Non bastava dare un significato ai doni, bisognava collegarli a figure specific. che nel frattempo piano piano acquisivano nomi.
Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, nomi che compaiono tardi, vero? Tipo intorno al VI secolo.
Sì, relativamente tardi. E non solo nomi, ma anche caratteristiche fisiche, età. E qui entra in gioco potentemente l'iconografia, l'aspetto visivo. La tradizione popolare ha dato molta importanza anche a come erano vestiti, interpretando i colori.
Certo, il bisogno di visualizzarli, di dargli un volto, un'immagine concreta.
Era fortissimo. La nostra fonte riporta un esempio interessante di queste tradizioni che leanno l'abito, il dono, persino uno stato simbolico del mago.
Sì, ricordo, descrive una tradizione dove Gaspare, associato allo stato coniugale, veste di giacinto un colore tra viola e blu e offre l'oro.
Esatto. E Baldassarre, simbolo di verginità, veste di giallo e porta l'incenso.
E Melchiorre, simbolo di penitenza, con un abito scriezzato, offre la mirra. Eh beh. Eh. quasi allegorico, molto, ma non è l'unica versione, anzi, il testo che stiamo analizzando ne presenta un'altra, forse ancora più dettagliata, e che ha avuto più influenza sull'arte, sull'iconografia, è attribuita a un testo noto come Pseudobeda, forse dell'avvo secolo.
Ah, e cosa dice questa versione? Cambiano gli abbinamenti?
Cambiano, sì. E le descrizioni diventano incredibilmente vivide. Sembra quasi che l'autore stesse dando indicazioni precise a un pittore.
Davvero? Raccontaci un po' chi porta cosa secondo lo pseudobeda.
Allora, secondo questo testo è Melchiorre a offrire l'oro ed è descritto come un vecchio saggio, un senex con barba e capelli lunghi bianchi e fluenti. L'anziano, la saggezza che porta loro al re. Ci sta.
Sì. E l'abbigliamento è descritto con cura. Tunica color giacino. Mantello arancione e calzari di colore misto, arancione e bianco.
Immagine molto precisa. E gli altri due, immagino, rappresentino età diverse.
Esattamente. Gaspare offre l'incenso, il dono per Dio e viene descritto come un giovane juvenis, senza barba, in berbis,
il giovane forse la purezza dell'offerta a Dio e com'è vestito?
Tunica arancione, mantello rosso fuoco e calzari color giacinto. Vedi, ogni dettaglio sembra pensato, caricato di significato. Rosso fuoco per l'offerta divina.
Assolutamente. Abbiamo il vecchio e il giovane. Ci manca il terzo, Baldassare.
Baldassare offre la mirra, il dono per l'uomo destinato a morire. E qui la descrizione dello pseudobeda è beh è particolarmente interessante anche storicamente, cioè lo definisce fuscus, cioè di colore scuro, di carnagione scura, forse un uomo di mezza età. Il testo non è chiarissimo sull'età come per gli altri due, ma si colloca lì tra il giovane e il vecchio. E questa pelle scura, forse intesa come nubiana o etiope, lo rende una delle primissime attestazioni di un mago di colore nell'iconografia.
Proprio così. È un passaggio chiave, aggiunge una dimensione di universalità ancora più forte, non solo sapienti da Oriente, ma rappresentanti delle diverse età dell'uomo e potenzialmente delle diverse razze, diciamo, del mondo conosciuto. Allora è affascinante. Questo spiega perché poi diventerà così comune nell'arte del Rinascimento, del barocco vedere un mago nero. E com'è vestito questo Baldassarre Fuscus? Anche per lui dettagli precisi. Tunica rossa, mantello bianco striato e calzari arancioni. Colori vivaci, specifici.
È incredibile il contrasto. Siamo partiti da alcuni magi da Oriente nel Vangelo di Matteo.
Pochissime parole.
E siamo arrivati a un trio perfettamente definito. Un vecchio bianco, un giovane bianco, un uomo maturo di colore, ognuno con un dono preciso, un significato, un guardaroba dettagliatissimo. Persino i calzari.
È la dimostrazione plastica. di come la leggenda, la tradizione abbiano lavorato per secoli per dare volto, corpo, storia, significato a queste figure, questa proliferazione di dettagli che a noi oggi può sembrare quasi quasi eccessiva, no? Immaginare qualcuno secoli dopo che si preoccupa del colore dei calzari di Baldassarre.
Eh sì, ma rivela un bisogno umano fondamentale, quello di vedere, di toccare quasi con mano le storie importanti, quelle che fondano una fede, una cultura, rendere concreto l'astratto Tirando un po' le fila, allora cosa ci portiamo a casa da questa esplorazione? Siamo partiti da un racconto evangelico essenziale, quasi enigmatico.
Sì, molto sobrio.
E siamo arrivati a un mosaico coloratissimo, complesso, fatto di simboli teologici, tradizioni popolari, dettagli iconografici. Abbiamo visto il termine mago evolversi da sapiente persiano a figura quasi regale, mitica.
Abbiamo visto i doni caricarsi di significati profondi sulla natura di Cristo e i magi stessi acquisire volti, età, etnie, guardaroba è un esempio lampante di come una narrazione possa crescere, trasformarsi, arricchirsi nel tempo.
Assolutamente. E questa evoluzione che abbiamo seguito un po' attraverso la nostra fonte e altre tradizioni non è solo una curiosità storica o folkloristica, ci dice molto sul modo in cui le comunità umane interagiscono con le loro storie fondanti, specialmente quelle sacre.
Il bisogno di dare concretezza, dice, di trovare alle domande lasciate aperte.
Sì. E di rendere queste figure antiche rilevanti per il proprio tempo, per la propria cultura. Le leggende sui magi con le loro discrepanze, le diverse tradizioni, le descrizioni così vivide, non sono solo errori o aggiunte fantasiose, ma riflettono il dialogo continuo tra un testo e i suoi lettori lungo i secoli. Ogni dettaglio aggiunto, ogni simbolo è, come non a margine scritta da generazioni di credenti, di artisti che proiettano su queste figure le proprie domande, i propri valori, la propria comprensione del divino, dell'umano, mostrano la capacità straordinaria dei simboli, delle storie, di adattarsi, di parlare a epoche diverse.
Esatto. E di plasmare la nostra immaginazione, la nostra comprensione del sacro.
E come spesso accade alla fine delle nostre analisi, tutto questo forse ci lascia con una domanda, un pensiero su cui riflettere.
Sì, direi di sì. Abbiamo visto come queste leggende siano nate per colmare vuoti, per arricchire, per dare risposte visive, teologiche ai fedeli nel tempo.
Quindi
potremmo chiederci quali figure del passato, storiche, bibliche, mitologiche rimangono per noi oggi avvolte in un alone di mistero simile e in che modo noi oggi, magari senza rendercene conto, continuiamo a riempire i vuoti, a rielaborare le loro storie, ad aggiungere significati, a proiettare su di esse le nostre domande, le nostre speranze per renderle ancora capaci di parlarci.
PE-n1711-ReMagi-Milano.mm - Una sezione cruciale chiarisce che i Magi non erano originariamente re, ma probabilmente sacerdoti persiani o studiosi legati allo Zoroastrismo
Il testo esplora l'affascinante evoluzione della storia dei Re Magi, partendo dalla sua origine sorprendentemente "scarna" e minimale nel Vangelo di Matteo, che fornisce pochissimi dettagli sul loro numero, nomi o provenienza esatta. L'analisi sottolinea il contrasto tra questi pochi dettagli originali (Magi dall'Oriente, turbamento di Erode, i doni di oro, incenso e mirra) e la successiva ricchezza di leggende e tradizioni. Una sezione cruciale chiarisce che i Magi non erano originariamente re, ma probabilmente sacerdoti persiani o studiosi legati allo Zoroastrismo. Infine, il discorso si concentra su come i Vangeli apocrifi e fonti medievali come lo Pseudo-Beda abbiano riempito i "vuoti" di Matteo, assegnando ai Magi nomi, età, etnie (come Baldassarre associato all'Africa) e un simbolismo coerente per i doni (oro per il re, incenso per Dio, mirra per l'uomo mortale), trasformando così le figure da un semplice dato evangelico a personaggi universali e definiti nell'arte e nell'immaginario popolare.
PE-n1712a-ReMagi-Millano-m.. - Matteo dice che dopo la nascita di Gesù alcuni magi dall'Oriente giunsero a Gerusalemme
Benvenuti. Oggi ci immergiamo in una storia affascinante, ehm, molto radicata nella nostra tradizione, eh, quella dei remagi. Partiamo da un riferimento alla tradizione milanese di Santustorgio, ma poi andremo più a fondo esplorando le origini, i significati di queste figure così, beh, enigmatiche. L'idea è proprio quella di andare oltre il racconto un po' da favola che conosciamo tutti. Vediamo chi erano davvero questi immagi, secondo le fonti e come la leggenda poi nel tempo ha come dire, arricchito la loro storia. La cosa che colpisce subito è proprio questo, il contrasto tra i pochi dettagli originali e quanto invece è cresciuta la tradizione dopo. Allora, iniziamo a sviscerare l'argomento.
Esattamente. E per farlo bene direi che dobbiamo partire dall'unica fonta biblica che ne parla, cioè il Vangelo di Matteo. Ed è sorprendente quanto sia sintetico, quasi stringato su un evento che poi ha avuto una eco enorme. Quindi, prima di tutto vediamo cosa dice E cosa non dice?
Vero, rileggerlo è importante. Matteo dice che dopo la nascita di Gesù alcuni magi dall'Oriente giunsero a Gerusalemme. Ecco, già qui alcuni non dice quanti. E dall'oriente un'indicazione, insomma, piuttosto vaga.
Precisamente e chiedono dov'è il neonato re dei Giudei? Dicono: "Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo". Si capisce subito che non sono figure qualsiasi, perché la loro domanda mette in agitazione persino il re Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme. Va subito a consultare i suoi, diciamo, esperti, i capi dei sacerdoti, gli scribi, chiede dove doveva nascere il Messia secondo le Scritture.
E loro rispondono citando il profeta Michea a Betlemme di Giudea. Da te uscirà un capo. Insomma, indicano Betlemme.
A quel punto Erode li chiama Imagina ma in segreto. Questo è interessante. Si informa proprio sul momento preciso in cui era apparsa la stella. Sembra quasi un'ossessione per lui.
Eh sì. E poi li manda a Betlemme. La richiesta sembra devota. Andate, cercate bene il bambino e quando l'avete trovato fatemelo sapere, così vengo anch'io ad adorarlo.
Ma noi sappiamo che sotto c'era ben altro.
Certo, le intenzioni erano pessime. Comunque i magi partono ignari. E qui Matteo aggiunge quel dettaglio affascinante della stella. La stella che avevano veduto in Oriente li precedeva finché non si ferma proprio sopra il luogo dov'era. bambino.
Immagino la loro gioia. Il testo dice: "Provando una vivissima gioia". Entrano, vedono il bambino con Maria, si prostrano e poi ecco il momento clu dei doni. Aperti i loro tesori, gli offrirono oro, incenso e mirra. Tre doni specifici che poi vedremo avranno un peso enorme.
E la fine della storia?
Beh, finisce che vengono avvertiti in sogno di non tornare da Erode, quindi prendono un'altra strada per tornare al loro paese. E così salvano il bambino, diciamo.Ecco, e come dicevi all'inizio, Matteo è incredibilmente scarno, pochi dettagli, proprio così. Non dice quanti magi, non dice i nomi, non dice da dove venivano esattamente, solo Oriente. Sono proprio questi vuoti, queste, come dire, omissioni che hanno spalancato le porte alla tradizione, alla leggenda.
Ed è qui che la cosa si fa intrigante, secondo me. Se Matteo è così vago, allora chi erano questi magi. Il termine stesso mago cosa significava all'epoca?
Ah, qui la questione è davvero interessante, come si accennava anche nel materiale che abbiamo consultato citando pure Erodoto. In origine i magi, magos in greco, erano una delle tribù dei medi in Persia, probabilmente una casta sacerdotale.
Quindi, aspetta, originariamente non erano re e nemmeno stregoni. Erano sacerdoti, persiani, studiosi.
Esattamente. Questo è un punto chiave. erano legati alla religione di Zoro Astro, esperti nell'interpretare i sogni, figure di grande influenza religiosa e anche politica in Persia. La loro fama arrivò fino in Grecia e a Roma.
E a Roma cosa succede? Si crea confusione.
Eh sì, a Roma il termine mago inizia a essere confuso, associato anche ai sacerdoti astrologi della Babilonia, i Caldei. Le loro pratiche, divinazione, astrologia, erano viste un po' con sospetto e ironia della sorte spesso erano proprio i magi persiani originali, più filosofi, diciamo, a opporsi a queste pratiche.
Capisco. Quindi la parola finisce per avere due facce. Da un lato il sapiente, il saggio, dall'altro quasi l'incantatore, quello che fa magie.
Esatto. E nel Vangelo di Matteo, beh, è quasi certo che si intenda il primo significato. L'arrivo dei Magi è visto come l'omaggio della sapienza pagana, del sapere più alto del mondo al nuovo re.
È il riconoscimento che quella nascita aveva un significato universale, insomma.
Proprio così. Non sono stregoni, ma rappresentanti della ricerca umana della verità che trova il suo punto d'arrivo.
Però, come dicevamo, Matteo resta molto sobrio, non spiega il significato dei doni, perché proprio oro, incenso e mirra. Da dove arrivano tutte le spiegazioni che conosciamo?
Beh, qui entrano in gioco altre fonti, i cosiddetti Vangeli apocrifi, testi antichi, non inclusi nella Bibbia ufficiale, ma che hanno avuto un'influenza pazzesca sulla devozione popolare, sull'arte.
Ah, ecco. E sono questi testi che iniziano a dare i nomi, a descrivere i viaggi, a interpretare i doni. Mi pare che si diceva anche che non c'è sempre stato accordo su questi dettagli, nemmeno sull'abbigliamento. Giusto?
Giustissimo. Gli apocrifi hanno proprio riempito quei vuoti di cui parlavamo, spesso con dettagli molto coloriti, leggendari e sì, ci sono state diverse tradizioni, a volte anche in conflitto tra loro, su quale mago portasse quale dono o sul significato dei colori delle vesti. Un dettaglio quest'ultimo che diventa fondamentale. Poi nell'arte proviamo a vederne qualcuna, per esempio, una tradizione come interpreta doni e vesti.
Dunque c'è una tradizione abbastanza nota che lega colori e doni a stati di vita o virtù. Ad esempio, si diceva che Gaspare, beh, a volte è raffigurato con una veste color giacinto, un viola blu che poteva simboleggiare la nobiltà o magari lo stato coniugale. Ecco, lui avrebbe offerto loro.
Interessante questo legame col colore. E gli altri?
Poi magari con una veste gialla che poteva indicare la purezza, la verginità, avrebbe portato l'incenso. E infine Melchiorre, magari con un abito più variegato, screziato, a simboleggiare la penitenza o forse la saggezza data dall'età, lui offriva la mirra.
Quindi ogni dettaglio aveva un suo perché, un suo significato simbolico in questa lettura. Ma al di là dei singoli abbinamenti, il messaggio generale qual era?
Beh, la cosa notevole è che al di là delle varianti, il simbolismo generale dei doni diventa molto coerente, quasi universale direi. L'oro come dono per il re, l'incenso usato nel culto come dono per Dio e la mirra che si usava anche per i defunti come dono per l'uomo destinato alla sofferenza, alla morte.
Sì, è una simbologia forte, molto chiara, potentissima, quasi troppo perfetta, verrebbe da dire. Chissà se era così chiara fin dall'inizio,però, appunto, dicevi che non è l'unica versione. Il materiale che stiamo usando cita un'altra interpretazione molto dettagli. attribuita a un testo medievale, lo pseudobeda. E qui le cose cambiano ancora, vero?
Sì, esatto. E qui forse una piccola nota su questo pseudo beda. Si tratta di scritti medievali che giravano sotto il nome del grande Beda, il Venerabile, lo storico anglosassone, ma quasi sicuramente non li ha scritti lui, però, insomma, ebbero un'influenza enorme e questa fonte dà una descrizione dei magi incredibilmente vivida e diversa dalla precedente.
Sono curiosa. Vediamo un po' chi porta Cosa secondo questo testo?
Allora, secondo lo pseudobeda è Melchiorre il più vecchio a offrire l'oro il dono per il re. E la descrizione è precisissima. Sembra quasi una nota per un pittore. Dice un vecchio dai capelli bianchi e dalla lunga barba, tunica color giacino. Mantello arancione, calzari misti, arancione e bianco.
Incredibile il dettaglio, sembra di vederlo. E gli altri due?
Pure c'è Gaspare. Lui è giovane, senza barba, in berbe, dice il testo, offre l'incenso. Il dono per Dio. E anche qui descrizione dettagliata: tunica arancione, mantello rosso fuoco, calzari color giacinto. Quel riferimento arancione forse indicava proprio un aspetto giovanile sano.
E resta Baldassarre che quindi porta la mirra. Che dice di lui?
E qui c'è forse la descrizione più famosa, quella che ha più influenzato l'arte. Baldassarre porta la mirra, dono per l'uomo mortale e viene descritto come fuscus, cioè scuro di pelle, a volte proprio nero. Viene associato esplicitamente all'Africa, ai nubiani, agli etiopi. Tunica rossa, mantello bianco striato, calzari arancioni. L'idea di un mago nero è molto forte, no?
Decisamente sì. Diventerà un classico nelle rappresentazioni, un modo per dire che il messaggio era per tutti i popoli, credo, rappresentando le tre età dell'uomo, giovane, maturo, vecchio e i tre continenti conosciuti allora: Europa, Asia e Africa. Questa versione dello pseudobeda ha avuto un impatto visivo pazzesco.
Esattamente. E se mettiamo insieme tutti questi pezzi, emerge proprio il percorso affascinante che è un po' il cuore del nostro approfondimento. Si parte da un racconto evangelico essenziale, quasi minimale. Alcuni magi, Oriente, tre doni senza spiegazione e si arriva dopo secoli di riflessioni, di apocrifi, di devozione, di arte, si arriva a figure definite, personaggi quasi a tutto tondo.
Hanno nomi, età, aspetto fisico, vestiti colorati e simbolici. perfino etnie diverse. È come se ogni epoca avesse aggiunto qualcosa, riempito quei vuoti di Matteo, reso queste figure più concrete, più vicine a noi.
È proprio questo. E la diversità stessa delle versioni, chi porta cosa, come sono vestiti, da dove vengono esattamente, non è tanto confusione quanto vitalità. Mostra come culture diverse, tempi diversi abbiano dialogato con la storia, l'abbiano adattata, interpretata, caricata di significati importanti per loro. La storia cresce per rispondere a domande che l'originale non poneva nemmeno.
Quindi, se proviamo a tirare le somme di questa nostra esplorazione, siamo partite dal constatare quanto fosse scarno il racconto originario di Matteo e abbiamo visto come da lì si è nata una ricchezza incredibile di tradizioni, leggende, simboli. Abbiamo cercato di capire chi potessero essere storicamente questi sapienti persiani, magari zoroaustriani, molto diversi dai re o dagli stregoni dell'immaginario comune. Abbiamo visto la simbologia complessa dei doni, oro al re, incenso a Dio, mirra all'uomo e persino dei colori e come le diverse versioni, tipo quella dello pseudobeda, abbiano creato un'immagine potente, soprattutto nell'arte. Insomma, la storia dei Magi è proprio un esempio perfetto di come una narrazione può crescere, cambiare, essere riletta continuamente.
E tutto questo, secondo me, ci porta una domanda importante, una riflessione che va un po' oltre la storia in sé. Quanto di quello che noi conosciamo dei magi che celebriamo, che è nel nostro immaginario, viene davvero da quelle poche righe di Matteo. E quanto invece è il risultato di un processo lunghissimo, quasi 2000 anni, eh un processo alimentato dal bisogno umano, forse inevitabile, di riempire i silenzio, di trovare simboli forti, di dare un volto, una storia a figure così misteriose. L'evoluzione della figura dei magi ci fa riflettere su quel confine sottile, spesso sfumatissimo, tra il fatto storico, la tradizione religiosa che si forma nel tempo e la leggenda popolare che nasce quasi spontaneamente. Forse ci spinge a chiederci cosa cerchiamo davvero in queste storie antiche, il dato storico preciso, il significato spirituale o forse una combinazione di tutto questo arricchita dalla bellezza delle storie che l'umanità ha saputo costruire intorno a un nucleo così così essenziale all'inizio.
Una riflessione molto profonda, sì, che lascia sicuramente spunti per pensare. Grazie per questo viaggio affascinante nella storia e nel simbolo dei magi. Alla prossima.